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26 feb 2009

EMULARE AMERICAN PIE

(marzo 2000, Idaho)
Un diciassettenne americano ebbe la malsana idea di imitare il protagonista del primo American Pie nella scena che dà il titolo al film: quella in cui il giovane, per fare pratica nell'arte amatoria, "stupra" una torta di mele.
Il nostro idiota però si è dimostrato ancora più eccitato: non resistendo alle proprie voglie, ha infilato il pene nella torta appena sfornata, finendo in ospedale con gravi ustioni in una zona del corpo piuttosto delicata...
Uno dei medici ha commentato "i produttori di questo genere di film dovrebbero stare più attenti all'influenza che possono avere certe idee sulla mente di giovani facilmente suggestionabili".

21 feb 2009

VASECTOMIA AL SUPERMARKET

Inghilterra, 2000

Un ventiquattrenne di Bristol, noto rapinatore di supermercati, un giorno ebbe un'idea non brillante: rubò, tra le altre cose, due aragoste vive. Purtroppo aveva il vizio di infilare la merce nei pantaloni, per avere le mani libere in caso di colluttazione durante la fuga...
Non fece che pochi metri, per poi accasciarsi al suolo urlante di fronte all'allibito commesso.
Ai crostacei lo sballottolamento non era piaciuto, e avevano deciso di farlo notare al ladro usando le potenti chele. In ospedale, i medici rimossero senza difficoltà i due animali; l'uomo si sarebbe completamente ristabilito, ma la pinzata nelle zone delicate era stata una sorta di vasectomia fai-da-te: niente più figli, per il ladruncolo.
Il proprietario del supermarket decise di non sporgere denuncia: affermò che l'uomo aveva già pagato per il crimine commesso...

15 feb 2009

IL FUMO UCCIDE

11 Febbraio 2001, New Jersey
Mentre due amici cazzeggiavano ubriachi, uno dei due sfidò l'altro a sparargli caricando la pistola con dei moccini di sigaretta al posto dei proiettili, "per vedere cosa succede".
L'amico con la pistola caricò il revolver, mettendo della polvere da sparo dietro la cicca "per essere sicuro che uscisse dalla canna" e fece fuoco da poco più di due metri di distanza.
Colpì in pieno petto il 31-enne che aveva lanciato la sfida, il quale morì a causa di tre filtri di sigaretta nel cuore.

Commento di Darwin: il genere umano è in pericolo.

13 feb 2009

IL TRISTO MIETITORE

(2002, Kansas) Nei pressi della città di Wichita un giovane agricoltore ventunenne stava mietendo il grano dei suoi campi a bordo di una motofalciatrice (per intenderci, una specie di grosso trattore con una serie di lame che ruotando tagliano le piante di cereali).
Una folata di vento fece volar via il cappello da cowboy che il ragazzo indossava.
Pensando che la falciatrice fosse troppo lenta per sfuggire al suo controllo - ma probabilmente non pensando affatto - scese e inseguì lo svolazzante cappello. Mi pare superfluo aggiungere che fu trovato morto tra i campi, squartato dalla sua stessa macchina agricola.

Le autorità locali furono avvisate da un fattore residente poco lontano, che notò la falciatrice attraversare la Highway 96 senza nessuno che la governasse.

11 feb 2009

CAMERA A GAS

25 marzo 1993
Una pessima alimentazione e una stanza non ventilata: l'autopsia rivelò che erano la causa della morte di un uomo trovato all'interno della propria abitazione con un elevato tasso di metano nel sangue.
La sua dieta consisteva principalmente in cavoli e fagioli, la miglior combinazione di cibi per produrre gas intestinali. L'uomo morì nel sonno, respirando le proprie flatulenze che resero l'aria irrespirabile all'interno della minuscola camera da letto. La finestra chiusa impedì il riciclo dell'ambiente e l'uomo, notevolmente sovrappeso, durante la notte petò fino all'avvelenamento.
I tre uomini che lo soccorrsero ebbero una crisi respiratoria entrando nella stanza, e uno di loro fu ricoverato in ospedale.

9 feb 2009

MUCCA ESPLOSIVA

California.
Un agricoltore, a cui era stato detto che le flatulenze delle mucche sono in buona parte composte di gas metano, decise di applicare il metodo empirico.
Si posizionò alle spalle di una delle mucche a cui erano attaccati gli aspiratori del latte e attese pazientemente uno spostamento della coda, un chiaro segnale dell'imminente peto.
Il nostro eroe, al momento giusto, accese un fiammifero.
La soddisfazione per il successo durò pochi secondi, tanto quanto la fiamma blu che fuoriusciva dall'ano dell'animale.
Una contrazione rettale provocò un "ritorno di fiamma" verso l'interno, e l'animale esplose. L'agricoltore fu ucciso da un femore della bestia che gli schizzò in testa.

6 feb 2009

UN MARITO SFORTUNATO

Un uomo portò la sua moto all'interno di casa per dedicarsi alla pulizia del motore nel caldo del suo soggiorno, con alcune spugne ed una tanica di gasolio.
Dopo aver finito, decise di accenderla per verificarne il funzionamento, dimenticando però la marcia inserita; l'uomo partì a razzo in sella alla moto, schiantandosi nella vetrata che divideva il soggiorno dal patio.

La moglie, che stava lavorando in cucina, sentì i vetri andare in frantumi e si precipitò in soccorso del marito, trovandolo accasciato in un lago di sangue con tagli su braccia e torace. Chiamò il 911, e i paramedici lo portarono d'emergenza in ospedale, dove con parecchi metri di filo di sutura fu rimesso in sesto.

La sera stessa la moglie lo riaccompagnò a casa, e lo mise a letto a riposare. Nel frattempo, lei pulì il macello al piano di sotto, raccolse i vetri e vuotò la tanica di benzina nel water.

Successivamente, l'uomo decise di fumare una sigaretta. La sfortuna volle che proprio in quel momento la natura chiamò, così il malcapitato finì per sedersi sulla tazza in cui era stata versata la benzina proprio mentre fumava.
La moglie dal piano di sotto sentì un botto e le urla di dolore del marito, che era stato scagliato dall'esplosione adirittura attraverso la porta del bagno, con i pantaloni calati e le zone intime disastrate. Per la seconda volta quel giorno compose il 911.

I paramedici che lo caricarono sulla barella erano gli stessi della precedente chiamata, che nel venire a sapere come era avvenuto l'incidente scoppiarono a ridere. L'uomo cadde al suolo, lussandosi una scapola.
Tornò a casa dopo alcuni giorni di ospedale.

5 feb 2009

UN SUICIDA ORGANIZZATO

Nel nord della Francia, Jacques LeFevrier non lasciò nulla al caso quando decise di suicidarsi: si recò su una scogliera a strapiombo sul mare, si legò un cappio al collo assicurando l'altra estremità ad una roccia. Bevve del veleno. Si cosparse di benzina i vestiti e si diede fuoco. Nel gettarsi, si sparò un colpo di pistola alla testa.

Non sempre tutto va come previsto.

Il proiettile mancò completamente il bersaglio, spezzando la fune che il tizio aveva legato al collo.
Precipitò così in mare, e l'acqua spense le fiamme.
L'impatto violento gli fece vomitare il veleno ingerito.
Un pescatore lo vide cadere e lo trasse in salvo, portandolo in un vicino ospedale.

Morì per ipotermia, a causa del freddo bagno fuori stagione.

3 feb 2009

OMICIDIO...O SUICIDIO ?

Il seguente episodio è stato narrato durante un raduno della polizia scientifica americana.

Il 23 marzo 1994 il coroner, esaminando il cadavere del signor Opus, constatò che era deceduto a causa di un colpo di pistola alla testa.
Il signor Opus si era gettato dal decimo piano del palazzo in cui viveva dopo aver scritto le proprie ultime volontà, lasciandole in una busta all'interno della propria abitazione. Sarebbe stato un evidente caso di suicidio, se un proiettile proveniente da una finestra del nono piano non l'avesse colpito durante la caduta uccidendolo sul colpo.

Né il potenziale suicida né l'apparente omicida erano però a conoscenza del fatto che all'altezza dell'ottavo piano erano recentemente state installete delle reti di protezione per la salvaguardia di alcuni muratori al lavoro sulla facciata dell'edificio, e che quindi il signor Opus ne sarebbe uscito pressoché incolume.

"Normalmente", spiegò il capo della scientifica, "una persona che intenda togliersi la vita, e vi riesca, viene considerato un suicida, anche nel caso in cui le modalità non siano quelle previste". "Il fatto però che il giovane non sarebbe morto in seguito alla caduta, a causa delle reti di protezione, trasforma il caso analizzato in un omicidio".

Le indagini rivelarono che l'appartamento da cui provenì il colpo mortale apparteneva ad una coppia di anziani che, in quel momento, stava discutendo molto animatamente. L'uomo, giunto all'esasperazione, aveva estratto la pistola per minacciare la moglie; In preda alla furia aveva poi premuto il grilletto, mancando completamente la donna e uccidendo il "suicida".

"Ora a tutti noi è chiaro", proseguì l'uomo, "che un individuo che intenda uccidere un soggetto A e finisca per uccidere il soggetto B sia responsabile di omicidio".

L'anziano signore fu così accusato di aver ucciso il signor Opus.
Sia lui che la moglie respinsero l'accusa, spiegando che la pistola con cui era stato commesso il crimine era sempre stata scarica, e che non era la prima volta che l'uomo la estraeva durante una lite, con l'unica intenzione di spaventare la donna, ma sempre a conoscenza dell'inoffensività dell'arma.
La morte del signor Opus diventò così archiviabile come incidente, in quanto la pistola era stata caricata accidentalmente.

Senonché durante le indagini emerse che un abitante del palazzo di fronte aveva visto il figlio della coppia armeggiare con la pistola sei settimane prima. La donna spiegò che, proprio in quel periodo, lei e suo marito avevano tagliato i fondi al ragazzo a causa della sua incapacità nel mantenere un lavoro e del suo pessimo stile di vita. Evidentemente i propositi di vendetta avevano portato il giovane, che era a conoscenza della malsana abitudine del padre di minacciare la donna, a caricare la pistola nella speranza che lui la uccidesse.

A questo punto l'accusa di omicidio colposo ricadde sul figlio della coppia, reo di aver caricato la pistola che successivamente avrebbe ucciso il signor Opus, ma il bello doveva ancora essere scoperto.
Sì, perche il figlio della coppia era proprio il giovane signor Opus. Era infatti da tempo sommerso dai debiti, e il fallimento del suo piano di vendetta sulla madre era stato la scintilla finale che l'aveva portato ad optare per il suicidio gettandosi dal decimo piano.

Agli investigatori non restò altro da fare che archiviare il caso del signor Opus come suicidio. Il suicidio più bizzarro della storia.

31 gen 2009

LEI SALE O SCENDE?

Viene di seguito riportato il testo di una lettera inviata ad un'agenzia di assicurazioni in seguito ad un incidente sul lavoro.

"Vi scrivo in risposta alla vostra richiesta di maggiori informazioni in merito all'incidente occorsomi in data 24 marzo. Nella sezione ho scritto "pianificazione insufficiente", ed ora mi accingo ad esporvi i fatti più dettagliatamente.
Io sono un operatore in una stazione radio locale, e quel giorno mi trovavo da solo a lavorare sulla cima della nostra torre di ripetizione, dell'altezza approssimativa di 25 metri. Dopo aver completato le riparazioni, mi accorsi di aver portato sulla cima, nel corso dei miei numerosi viaggi su e giù, materiali vari per un peso complessivo intorno ai 140 kg. Decisi così che non era il caso di trasportare a terra a mano tutte le attrezzature, operazione che mi avrebbe occupato diverse ore, ed approntai invece una piccola carrucola. Fissai al terreno un'estremità della corda, quindi risalii e caricai i materiali all'altro capo della fune in una grossa cesta.
Tornato al suolo, slegai la fune in modo da far scendere delicatamente il carico.
Noterete, nei miei referti medici, che il mio peso è di soli 75 kg.
Fui talmente sconvolto dall'essere lanciato in aria che persi lucidità mentale e strinsi sempre più la presa sulla fune, che continuava a portarmi verso l'alto.
Ad un'altezza di circa 12 metri, incontrai la cesta dei materiali. Questo spiega il mio trauma cranico e la lussazione di spalla e clavicola.
Rallentai solo un poco, e continuai la risalita fino alla cima, mantenendo la presa nonostante le profonde lacerazioni alle dita della mano destra dovute allo strusciare della corda, finché non raggiunsi la cima.
Non feci in tempo a domandarmi come avrei potuto fare a scendere, perché il fondo della cesta cedette a causa dell'impatto al suolo. A questo punto c'ero io, 75 kg, ad un'estremità della fune e la cesta vuota, 10kg, all'altra.
La discesa fu ancora più rapida della salita, e all'incirca a 12 metri dal suolo incontrai la cesta. Questo spiega la doppia frattura alle caviglie e le ferite lacero-contuse alle gambe. Fortunatamente, però, questo urto rallentò la mia caduta; così l'impatto con i materiali precipitati al suolo precedentemente mi procurò solo tre vertebre incrinate.
Mi vergogno però nell'ammettere che la mia mente si annebbiò per il dolore, e non fui abbastanza lucido per mantenere la presa sulla corda.
Guardando in alto, vidi la cesta avvicinarsi sempre di più...